Eccoce qua. 'a sora Marti è tornata e ve se propone in tutt'er sù splendore.
Perchè parlo romanesco? Perchè ci siamo presi qualche giorno di ferie per andare a vedere al nostra splendida capitale, approfittando del fatto che quest'anno, nostro figlio aveva studiato i Roma ed il suo impero.
Finalmente una vacanza come piace a noi, tutta musei e monumenti da vedere, spostandosi rigorosamente a piedi, eccetto che per l'andata ed il ritorno al B&B dove eravamo.
Per dire la verità, la meta iniziale sarebbe stata il Lago di Garda con conseguente visita dei parchi circostanti, ma all'ultimo momento le previsioni meteo ci hanno fatto girare l'ago della bussola verso Sud e decidere Roma perchè comunque visitabile anche in caso di pioggia. Dunque doppia ricerca di posti dove alloggiare e conseguente mancanza della rossa su Splinder, troppo indaffarata a trovare l'affare e decidere i programmi.
Sono stati giorni massacranti, con alcuni momenti di sconforto dovuti ad alcune viste troppo lunghe anche per degli appassionati come noi. Una su tutti il Palatino/Foro Romano dal quale siamo scappati dopo ben quattro ore di audioguida (che du' palle) con 31 punti da ascoltare, omettendo alcuni extra. Ad un certo punto mi sono pure persa perchè non capivo più dove era il punto indicato sulla cartina. Sicuramente consiglio a chi è interessato alla visita di prendere in considerazione l'opzione “guida umana” che sicuramente potrà far rinascere davanti ai vostri occhi lo splendore di quei tempi.
Abbiamo visto pure Bene Sedi....Come chi è??? Il Santo Padre, noooo! Ce lo siamo visti passare in auto davanti al naso, durante l'udienza in Piazza San Pietro. Non mi sta per niente simpatico. Durante la visita delle grotte, ci siamo fermati un minuto per salutare Giovanni Paolo II.
E naturalmente durante la giornata il nostro pensiero finiva inevitabilmente al nostro cucciolo che ora non c'è più. Roma è piena di gatti quindi era impossibile non pensarci, e comunque sia durante le nostre vacanze era normale prassi chiamare chi si occupava di lui per sentire come stava o cosa aveva mangiato. Così come mi piaceva addormentarmi pensando di volare su mari e monti per raggiungerlo, coccolarlo e non farlo sentire solo. Questa volta però non ho potuto farlo, ma ho pianto per lui.
Ma cambiamo discorso. Niù luc ...New look ('gnorantoni!!!) per la Marti con metà roba mia e metà in prestito. Naturalmente la foto è taroccata, perchè vestita così mi sarei sciolta come un cornetto Algida.
E mo', che me dite? So' o nun so' 'a mejo??? Se vedemo!!
l 13 Giugno per noi è una data importante. Infatti quello è il giorno in cui è nato nostro figlio. E quest’anno, nostro figlio aveva avuto un regalo extra proprio per il suo compleanno perché è stato l’ultimo giorno di scuola, oltretutto l’ultimo giorno del ciclo delle elementari.
Archiviata con qualche giorno di anticipo la festa di compleanno, proprio per evitare di farla gli ultimi giorni di scuola dove i compagni di classe si smaterializzano, avevamo organizzato una cena con compagno di classe che lo stesso giorno festeggia l’onomastico.
Doveva essere una giornata bella e serena, ma non lo è stata. Le condizioni del gatto si erano aggravata già Venerdì mattina quando aveva dato i sintomi di debolezza estrema. Dopo una nottata insonne accanto a lui che non riusciva nemmeno ad alzarsi, appena lasciato il bimbo a scuola abbiamo fatto la corsa dal veterinario che ci ha purtroppo confermato che non c’era più niente da fare. C’era si la possibilità di fare una cura intensiva, che gli avrebbe garantito qualche altro giorno di vita, ma viste le sue condizioni ci sembrava di fargli solo del male. E così dopo averlo riportato a casa per qualche ora, ho aspettato che mia moglie e mio figlio uscissero per andare al mare e con una freddezza da serial killer, ho preparato il trasportino, la busta di plastica dove infilarlo, la paletta per scavare, le scarpe alte per entrare nella boscaglia. Poi sono andata a prendere l’auto, l’ho posteggiata sotto casa, l’ho caricato dentro e parlandogli in continuazione sono arrivata dal veterinario, che oltretutto era sempre chiuso.
Ho avuto anche il coraggio di scherzare con un ragazzo che conoscevo e che anche lui era dal veterinario. Non so se questa è un mio punto forte o se è solo incoscienza, ma purtroppo in tutti questi anni, ho imparato a crearmi una maschera ed a nascondere il mio dolore interno. Tralascio gli ultimi momenti che mi porterò dentro per tutta la vita e la successiva funzione per sotterrarlo.
Ed ora comincia la parte più difficile, quella dei ricordi e delle abitudini da far cessare: aprire piano la porta d’ingresso per non farlo scappare, conservare le buste di carta per metterci i suoi bisognini, lasciare la porta del bagno accostata perché lui doveva venire dentro con noi. Più dura è dover far finta che tutto vada bene, soprattutto nei confronti di mia moglie e mio figlio, sentendomi pure accusare di essere indifferente all’accaduto.
Ma non è così. Ho pianto come una bambina, ma quando ero sola in casa, senza farmi vedere.
Quel pezzetto di amore ricoperto di pelo sarà sempre nel mio cuore.
Era tanto che volevo dedicarti un post, ma tutte le volte mi era sembrato stupido scrivere delle parole che non leggerai mai. Avrei preferito scriverlo in quei momenti in cui stavi bene ed eri la reclame della salute, mentre adesso la tua salute è criticamente compromessa.
Da quando sei entrato in questa casa hai sempre portato felicità ed allegria, tenerezza ed amore, tanto da farti volere un bene incredibile. Ed anche tu hai sempre dimostrato di volercene, a volte in modo morboso, specialmente con mamma. Io invece sono sempre stato più un compagno di giochi, anche se tante volte ti sei addormentato con le mie coccole.
In queste ultime settimane ti sei spento piano piano, dimagrendo giorno dopo giorno dato che avevi perso del tutto quell’appetito famelico che da sempre ti contraddistingueva. E noi siamo stati lì a vederti impotenti, incapaci di poter fare qualsiasi cosa per aiutarti. Poi, insperato, è arrivato l’aiuto del dottore che ci ha dato la cura giusta. La scorsa settimana abbiamo davvero creduto di perderti ed invece la cura sta ridandoti la forza e l’appetito, anche se ancora non sei davvero in forma. Ti ho fatto l’infermierina tutta la settimana, consumando giorni di ferie ed ore di permesso, svegliandomi la notte per farti le flebo oppure alzandomi mezzora prima tutti i giorni. Ma non mi è pesato, per niente. E quando l’altra notte ti abbiamo sentito camminare da solo per casa dopo diversi giorni che non ti muovevi più dalla debolezza abbiamo capito che il peggio era passato, almeno per ora.
Ed è per questo che sto scrivendo queste parole, perché in questo momento vorrei gridare al mondo tutto il bene che ti voglio. E mentre scrivo ho gli occhi lucidi perché penso a quanto tu non ci sarai più. Purtroppo la tua malattia non ti concederà molto altro tempo, ma noi ti saremo sempre vicini e faremo il possibile per poter allungare quella data fatidica.
Ho conosciuto molti genitori non avrebbero fatto quello che ho fatto io nemmeno per i loro figli, figuriamosi per un…gatto.
“Ussignurrrr. La Marti s’è rincoglionita tutta d’un bottto!!!! Ed è pure nel bel mezzo di una tempesta ormonale che la rende affamata di sesso!!!” avranno pensato molti di voi.
Ma nooooo!!! Vi sbagliate di grosso!!! Ero già rincoglionita!!ïŠ
Credo sia giusto dare una spiegazione del mio post precedente soprattutto perché mi sono tirata dietro una serie di commenti che da un lato mi hanno fatto sorridere ma dall’altro mi hanno anche un po’ fatto male.
La scorsa settimana la psicologa mi ha chiesto quale era la vita sessuale di Martina. Io le ho risposto che a volte avevo pensato di fare l’amore con mia moglie vestito da donna ma lei mi ha chiesto nuovamente quale era la sessualità di Martina e non quella della mia parte maschile. Le ho risposto che non ci avevo mai pensato ma poi, uscendo dallo studio, mi sono venuti in mente dei pensieri che avevo fatto, che non appartenevano al mondo maschile ma solo a quello femminile. E fra questi c’era proprio il “canovaccio” di questo post, una cosa che volevo scrivere già qualche mese fa ma che deve essere preso come un “esercizio di stile”, un esperimento per testare le mie capacità di scrittrice (mi scusino i veri scrittori) e soprattutto mettere alla prova le mie capacità (a detta vostra) di esprimere emozioni.
Chiedo pubblicamente scusa a che si è sentito offeso da questo mio post, specialmente a chi, non conoscendomi bene, possa essersi fatto un’idea sbagliata di me. Questo però non significa che mi sia pentita di averlo scritto.
La porta di casa si chiude piano dietro di noi, ma il rumore è coperto dalle nostre risate.
Siamo ancora estasiate dalla bella giornata passata insieme e di andare a dormire nemmeno se ne parla. E si che devo tornare in albergo e domani mattina dovrò svegliarmi all’alba per tornare a casa prima di pranzo. Ci sediamo sul suo divano con le ginocchia che si toccano. In bocca ancora il sapore dello spumante bevuto per festeggiare Michela che la prossima settimana si sposerà.
E’ stato bellissimo ritrovare tutte le amiche dopo quasi un anno di tempo. Le ho trovate cambiate, sicuramente più tranquille e felici di come le avevo lasciate. E noi ripassiamo tutte le battute più divertenti, ridendo come due stupide e gesticolando con movimenti agitati. Piano piano le risate diminuiscono ed aumentano i silenzi, riempiti però da sguardi negli occhi.
Non è certo la prima volta che ci troviamo sole, ma adesso non c’è nessuna urgenza di rispettare tempi ed orari, nessuna fretta di fare le cose perché dobbiamo uscire, niente di niente se non il voler stare insieme.
I silenzi aumentano e le mie mani, un po’ impacciatamente, accarezzano il suo volto. E’ una carezza piena di significati: “Grazie di quello che hai fatto, Sono contenta di averti incontrata, Ti voglio bene.” Lei mi fa un sorriso sbieco, quasi timoroso. La mano scende e dalle guance tocca il collo e la spalla sinistra. Lei abbassa gli occhi ed allora io le tolgo la mano di dosso. “Scusa” dico io, “Mi è venuto spontaneo”. “Lo so. E’ il tuo modo di fare e di farmi sentire importante!”. “Beh, credo che sia giunta l’ora della nanna. Allora…io vado” le dico con voce bassa, sentendomi in colpa per quello che avevo fatto. Prendo la borsa ed il cappotto che avevo appoggiato sulla sedia, mi avvicino e le do un bacetto sulla fronte. Mentre allontano la bocca mi accorgo che i suoi occhi sono ancora chiusi, come se stesse aspettando qualcosa in più. Mi sembra che stia quasi tremando. Avvicino lentamente la bocca e le lascio un bacino sul naso. Gli occhi rimangono ancora chiusi.
La mia bocca ora tocca le sue labbra chiuse, quasi serrate. Sento il suo respiro accelerato, sa che cosa voglio ma forse non sa cosa vuole lei. Le sposto i capelli e le bacio il collo mentre l’orecchino dorato mi batte sul naso. Lei è un pezzo di ghiaccio, immobile come una statua. Improvvisamente, il suo braccio si alza e con la mano stacca l’orecchino lasciandomi via libera. Sul suo collo c’è un mix di odori: quello del balsamo, quello del suo profumo fruttato ed appena un accento di odore di tabacco. Le do un altro bacio e poi comincio a morsicarle l’orecchio. Guancia a guancia, percepisco un movimento della sua bocca. Sento un rumore metallico provenire dal pavimento. Le mani non sono riuscite a trattenere l’orecchino. La bocca scende verso il seno mentre le mani sbottonano dall’alto la camicetta bianca. Gli occhi di lei sono ancora chiusi, come stesse aspettando di essere giustiziata. Nessun movimento, nessuna parola. Le abbasso la camicia dalle spalle ma non riesco a toglierla perché ha le maniche sempre abbottonate. Lei si sblocca e, da dietro, si leva di dosso quell’indumento che era diventato come un paio di manette. Sarà l’alcol, sarà il momento particolarmente felice, sarà che effettivamente c’è attrazione fra noi, ma credo che stasera sia quella più adatta. Torno sulle sue labbra con un bacio più deciso. Anche lei risponde allargando la bocca ma tenendo ancora gli occhi chiusi. Le metto le mani sul sedere ed abbracciondola stretta, con forza la sollevo. Lei mi cinge con le sue gambe aiutata dall’aver indosso dei pantaloni larghi. Sono già stata in casa sua ma ora mi sento come se fosse la prima volta. A memoria mi dirigo verso la sua camera e con dolcezza la deposito sul letto. A questo punto anch’io mi libero di un po’ di coperture e mi sfilo velocemente la maglia, rimanendo quasi impiccata dalla collana che mi ero dimenticata di avere. Appena riesco a sfilarla dalla testa la guardo e mi accorgo che ora ha gli occhi aperti e sta sorridendo per quello che mi è appena capitato. “Che scema sei” mi fa con uno sguardo che è a metà fra quello dell’amica e quello dell’amante. Le salto addosso e con fare scherzoso le comincio a fare il solletico sui fianchi. Lei ride, si agita, muove la testa ed io ne approfitto per baciarla ancora sul collo. “Basta, basta. Dai che facciamo troppo casino!”. Smetto di solleticarla e, sorretta dalle braccia, mi fermo ad osservarle il viso. La vedo contenta, o almeno è molto meno impacciata rispetto a prima. Con la mano mi accarezza il volto e sorridendo mi fa: “Oggi sono stata proprio bene sai?”. “Anch’io” rispondo avvicinandomi ancora a lei. Chiude nuovamente gli occhi ed alza leggermente la testa, diminuendo la distanza fra le nostre teste. Un bacio, un altro, un altro ancora. Goffamente provo a calarle il reggiseno dalle spalle, ma ci riesco solo a metà. “Che frana! Fossi stata un uomo ti avrei scusata, ma tu…”. Il suo seno è comunque scoperto e la mia bocca si avvicina ai capezzoli, avvolgendoli con le labbra, quasi fosse un dolce morso. Sono rigidi, duri, dritti. Il seno ammortizza la pressione che esercito e lei sembra gradire sospirando profondamente. Mi tiro su e comincio a sbottonarle i pantaloni. “Lascia” mi dice, e continua lei il lavoro che avevo iniziato. Speravo che cominciasse a prendere un po’ di iniziativa. Mi sentivo una violentatrice, l’unica tra le due a volere morbosamente l’altra.
Approfitto della pausa per togliermi anch’io la gonna e le slip, gettando il tutto giù dal letto, velocemente, per non perdere ancora tempo utile. Due corpi, due persone, due amiche, due donne. Nudo su nudo, pelle liscia su pelle liscia. Sensazioni immaginate, desiderate, ma mai provate.
Mi soffermo ancora davanti al suo volto. Io sorrido, lei sorride. Nessuna parola, solo il rumore dei nostri respiri, sempre meno costanti. Riprendo da dov’ero rimasta, baciandole il seno, poi il ventre, poi …
La testa si insinua tra le sue gambe, dapprima strette poi, piano piano, più docili alle mie sollecitazioni. “Io..” sento sussurrare, ma io faccio finta di niente, non voglio tirarmi indietro oramai. Ora o mai più, non avrò un’altra occasione così. Dubbi, problemi culturali, paure. Questo sicuramente starà passandole per la testa ma allo stesso tempo vuole, desidera, cerca. Lo sento dall’odore forte del suo sesso, dalle cosce che ormai non oppongono più resistenza, anzi si allargano del tutto permettendomi di toccarla con le mani. Le accarezzo la scura peluria alternando baci leggeri sul ventre e sulle cosce.
Anche le sue mani convergono li e le dita fanno spazio liberandomi la strada mentre le gambe si alzano per rendermi il tutto più agevole. Esito un attimo, forse incerta di quello che sarò capace di fare. Mi avvicino di più, allungo la lingua e la faccio penetrare nella sua vagina. Una sensazione particolare, piena di odori ma anche di sapori. Anch’io sento umidità tra le mia gambe e un desiderio crescente di vederla godere.
La lingua scava, mentre le dita allargano le labbra umide. I miei occhi sono ammaliati dalle sue lunghe unghie rosse che staccano prepotentemente dal colore delle sue carni. Le piace tenersi bella. Sa che lo è, comunque sia vestita o truccata, ma quando si mette in tiro è davvero stupenda.
Ogni volta che affondo, sento il suo corpo che sussulta, prima leggermente poi in maniera sempre più evidente. Alterno la lingua con le mie dita, anche perché le sue mani sono risalite, toccandosi ora i capezzoli ora il suo ventre. La sua testa si sposta da destra a sinistra e viceversa, lasciando uscire gemiti, soffocati, forse volutamente, forse ancora in preda al suo pudore.
Credo sia ormai pronta per il completamento dell’opera. Interrompo il lavoro della lingua e mi posiziono sopra di lei ma questa volta con la testa opposta alla sua. Voglio che anche lei assapori i miei odori, che assaggi i miei umori, che possa rendermi omaggio per quello che sto facendole. Allargo nuovamente le sue gambe avvicinando avidamente la bocca a quel bosco inumidito, conficcando nuovamente e senza indugi la mia lingua.
Aumento il ritmo delle mie oscillazioni, cercando di mantenere il più possibile rigida la lingua, sperando di poterle regalare sensazioni forti. Le gambe cominciano a richiudersi, il corpo si inarca. Sento le sue mani che si posizionano sulle mie natiche, utilizzandole come appiglio per sollevare la testa. Il suo respiro riscalda il mio sesso e la pelle morbida mi sfiora le cosce. Un lieve solletico mi avverte che sta assaporandomi. Poi allunga, ritrae ed allunga di nuovo. Anch’io adesso comincio a star bene, la sento partecipe e desiderosa di continuare questo momento. Con un dito comincio a stuzzicarla internamente. Risponde bene alle mie sollecitazioni ed anche lei prova lo stesso gioco. Sento il suo dito affusolato che mi penetra, sgraffiando le mie pareti con le sue unghie affilate. Alzo la testa e sospiro dal piacere. “Ti piace?” chiede lei quasi timorosa di non essere all’altezza. “Continua!” le rispondo con un filo di voce strozzata dalla sensazione di calore che mi arriva dal basso. Come da ordini, il dito torna in funzione come un martello pneumatico, continuando a scavare, lubrificato ormai a dovere.
La testa riscivola tra le gambe e la lingua si reinserisce nelle sue aperture. Questa volta però non riesco a mantenere un’ondulazione costante perché mi sento scoppiare ogni volta che accellera i suoi movimenti dentro di me. Provo, mi sforzo, voglio darle la gioia del sentirsi donna e come lei sta facendo con me. Il basso ventre si irrigidisce, la mente si annebbia tanto da non accorgermi che le dita al mio interno adesso sono due.
Dal basso l’irrigidimento passa allo stomaco e si dirige vero la gola. Vorrei chiudere le mie gambe ma il suo corpo me lo impedisce. Un brivido forte mi avvolge ed una vampata mi arroventa le guance. Ancora le sue gambe che si stringono, che mi bloccano la testa. I capelli cadono tra il suo corpo ed il mio volto. Stringe ancora più forte tanto che io non riesco più a muovermi nemmeno con la testa. Geme, si dimena. Sento le sue dita tremare dentro di me. Urlo di piacere, ma la mia bocca è letteralmente tappata dal suo corpo attenuando così il rumore. Un secondo, due, attimi di silenzio. La morsa intorno a me si allenta, così come le dita escono lentamente da quello che ormai è un forno sgorgante liquidi. Il mio forno, la mia fucina, dove ancora sento pulsare incessantemente il sangue.
Affannosamente mi alzo e torno verso di lei. Due occhi furbetti ma esausti mi guardano.